Programma 2015

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    18.30 Benvenuto
    Professor Aldo Venturelli,
    Direttore dell’ Istituto di Culture Italiana
    a Berlino
    18.45 “La nostalgia del futuro”
    “EQUALE”
    , Richard Barrett e Kees Tazelaar
    Danzatrice: Yaara Dolev
    Live-electronics: Kees Tazelaar

    19.00 da “6 Capricci” (Nr. 1,3 e 4), Salvatore Sciarrino
    “La Lontananza Nostalgica, Utopica, Futura”, Luigi Nono
    Violino: Barbara Lüneburg
    Nastri magnetici: Wouter Snoei
    19.45 PAUSA
    20.15 “Amato…” (lettere ai soldati)
    Attrici: Franziska Hoffmann e Mirjam Nikola Rehmet
    20.30 “Fragmente – Stille. An Diotima”, Luigi Nono
    “Notturno (Quartetto d’Archi Nr. III)”
    , Luciano Berio
    Kairos Quartett
    Violini: Wolfgang Bender e Stefan Häussler
    Viola: Simone Heilgendorf
    Violoncello: Claudius von Wrochem
    21.30 “ELa fine dell’ attesa”
    Mimo Moderno: Fabian Santarciel de La Quintana
    21.50 “Djamila Boupacha”, Luigi Nono
    Soprano: Barbara Hannigan
    22.00 FINE

     

    Costumi: LABO.ART

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  • Luigi Nono (Venezia, 29 gennaio 1924 – Venezia, 8 maggio 1990) è stato un compositore italiano di musica contemporanea.

    Oltre che nella musica, Nono fu attivamente impegnato in politica. Utilizzò spesso testi politici nei suoi lavori: Il canto sospeso (1956), che gli diede fama internazionale, è basato su frammenti di lettere di condannati a morte della Resistenza europea; La fabbrica illuminata (1964), per soprano, coro e nastro magnetico, denuncia le pessime condizioni degli operai nelle fabbriche di quegli anni; Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz (1966), è tratto dalle musiche di scena di un dramma di Peter Weiss ambientato nel tristemente famoso campo di concentramento.

    Mise in musica testi di poeti e scrittori celebri, come Giuseppe Ungaretti, Cesare Pavese, Federico García Lorca, Pablo Neruda, Paul Éluard.

    I genitori, Mario Nono e Maria Manetti, scelsero per lui lo stesso nome del nonno paterno, il pittore Luigi Nono, esponente della scuola veneziana dell’Ottocento. Studiò al conservatorio della città natale, dove si avvicinò al serialismo. Fu allievo di Gian Francesco Malipiero, Bruno Maderna e Hermann Scherchen. Nel 1942, diciottenne, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Padova, e conseguì la laurea nel 1946. Nel 1952 si iscrisse al Partito Comunista Italiano.

    Gli anni cinquanta e la Scuola di Darmstadt

    Dal 1950 al 1960 frequentò i “Ferienkurse für neue Musik” a Darmstadt, dove incontrò compositori come Edgar Varèse e Karlheinz Stockhausen. Fu Scherchen a presentare ai “Ferienkurse” la prima opera di Nono da lui riconosciuta, le Variazioni canoniche sulla serie dell’op. 41 di A. Schönberg. Tale opera lo fece conoscere come compositore politicamente impegnato su posizioni antifasciste.

    Tra i suoi lavori di questo periodo ricordiamo Polifonica-Monodia-Ritmica (1951), i tre Epitaffio per Federico García Lorca (1951-1953), La victoire de Guernica (1954) e Liebeslied (1954). Rigettò progressivamente l’approccio analitico del serialismo a favore dell’integrità del fenomeno musicale: Incontri (1955), Il canto sospeso (1956), e Cori di Didone (1958) tratti da La terra promessa di Giuseppe Ungaretti. Liebeslied fu scritto per la futura moglie di Nono, Nuria Schönberg (figlia di Arnold Schönberg), che Nono aveva conosciuto ad Amburgo nel 1953, in occasione della prima rappresentazione del Mosè e Aronne di Schönberg. Si sposarono nel 1955. La coppia ebbe due figlie, Silvia (ex compagna del regista Nanni Moretti) e Serena Bastiana.

    La prima mondiale de Il canto sospeso per soli, coro e orchestra, che ebbe luogo a Colonia il 24 ottobre 1956, rivelò Nono come il legittimo successore di Anton Webern. “I critici osservarono con stupore che Il canto sospeso raggiungeva una sintesi, ritenuta fino ad allora quasi impossibile, tra stile compositivo avanguardistico intransigente ed espressività morale ed emozionale”. Quest’opera, ampiamente riconosciuta come uno dei più importanti capolavori degli anni ’50 del XX secolo, è una commemorazione delle vittime del fascismo, il cui testo è tratto dalle Lettere di condannati a morte della resistenza europea (Einaudi, Torino 1954).

    Musicalmente, in quest’opera Nono apre nuove vie, non solo grazie all’esemplare equilibrio tra voci e strumenti, ma anche grazie alla scrittura vocale puntillistica in cui le parole sono scomposte in sillabe affidate a voci diverse, in modo da creare sonorità diversificate e fluttuanti. Nono tornò altre volte a comporre su testi politicamente caratterizzati in senso antifascista, come nelle sue opere Diario polacco: Composizione n. 2 (1958-59), composta dopo un viaggio nei campi di concentramento nazisti, e nell’azione scenica Intolleranza 1960, la cui prima rappresentazione a Venezia il 13 aprile 1961 fu accompagnata da disordini tra il pubblico.

    Gli anni sessanta e settanta

    Intolleranza 1960 può essere considerata come il punto culminante dello stile e dell’estetica giovanili di Luigi Nono. La trama ha per protagonista un emigrante che si trova coinvolto in varie situazioni tipiche della moderna società capitalistica: sfruttamento degli operai, manifestazioni di piazza, arresto e tortura, internamento in un campo di concentramento, “episodi di violenza, immagini di fanatismo razziale”. Definito dall’autore “azione scenica”, questo ricco dramma espressionista utilizza un’ampia gamma di risorse teatrali: orchestra sinfonica, coro, nastro, altoparlanti, sino alla tecnica della “lanterna magica” derivante dal teatro di Mejerchol’d e di Majakovskij.

    Il libretto di Angelo Maria Ripellino consiste di slogan politici, poesie e citazioni da Brecht e da Sartre. Tutto ciò, assieme alla stridente e angosciante musica di Nono, aiuta il pubblico a raggiungere una comprensione intuitiva di quella concezione anti-capitalistica che Nono intendeva comunicare[6]. I disordini durante la prima rappresentazione furono significativamente dovuti alla presenza fra il pubblico di attivisti di destra e di sinistra; i neo-fascisti tentarono di disturbare la rappresentazione mediante il lancio di bombette puzzolenti, ma non riuscirono ad impedire l’esito trionfale della serata.

    A partire dal 1956 Nono si interessò sempre più alla musica elettronica, a partire dall’esperienza di quell’anno presso l'”Elektroakustische Experimentalstudio” fondato da Scherchen a Gravesano. La sua prima composizione per nastro magnetico fu Omaggio a Vedova (1960); tra i lavori successivi, di cui si parlerà più avanti, Como una ola de fuerza y luz per soprano, pianoforte, orchestra e nastro magnetico (1972), …sofferte onde serene… per pianoforte e nastro magnetico (1976), composizione dedicata al Maestro Maurizio Pollini, e soprattutto Al gran sole carico d’amore (1975).

    Durante gli anni sessanta, le composizioni di Nono divennero sempre più esplicite e polemiche quanto ai loro soggetti, fossero essi l’allarme contro la catastrofe nucleare (Canti di vita e d’amore: sul ponte di Hiroshima del 1962), la denuncia dello sfruttamento capitalistico (La fabbrica illuminata, 1964), la condanna dei crimini di guerra nazisti (Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz, 1965) o dell’imperialismo americano durante la guerra del Vietnam (A floresta e jovem e cheia de vida, 1966; il titolo, in portoghese, significa “La foresta è giovane e piena di vita”). In tali opere, Nono iniziò ad incorporare materiale documentario (discorsi politici, slogan, suoni diversi) registrato su nastro, e sperimentò un nuovo uso dell’elettronica, che egli sentiva necessaria al fine di produrre le “situazioni concrete” relative alle questioni politiche contemporanee.

    In questo periodo l’arte di Nono è caratterizzata da una “costante inquietudine esistenziale” che si rivela fra “i poli estremi del violento scatenamento di materia sonora e di un terso, doloroso lirismo”. Durante la composizione de La fabbrica illuminata, Nono stesso si recò presso l’Italsider di Genova-Cornigliano, per incidere su nastro magnetico i rumori delle macchine che usò successivamente nella composizione del brano. In accordo con le sue convinzioni marxiste maturate sugli scritti di Antonio Gramsci, egli portò la sua musica fuori dalle sale da concerto, nelle università, nelle camere del lavoro e nelle fabbriche, dove tenne conferenze e concerti.

    A tale proposito, Nono dichiarò: “Per me personalmente fare musica è intervenire nella vita contemporanea, nella situazione contemporanea, nella lotta contemporanea di classe, secondo una scelta che io ho fatto; quindi, contribuire non solo a una forma di quella che Gramsci chiamava l’egemonia culturale, cioè diffusione, propagazione di idee della lotta di classe (…) non limitarsi solo alla presa di coscienza o contribuire alla presa di coscienza, ma produrre qualcosa per un modo di provocazione e di discussione (…). In questo senso non mi sento musicista come crede la quasi totalità dei musicisti contemporanei, che sono sul piano nettamente restaurativo e istituzionalizzato, quindi legati al potere economico, di classe, governativo oggi, sia in Italia che in Germania, soprattutto nei paesi capitalisti…”.

    Nuova tappa della sperimentazione di Nono con la musica elettronica, Contrappunto dialettico alla mente è una composizione per nastro magnetico del 1968, ispirata alla raccolta di madrigali di Adriano Banchieri Festino nella sera del giovedì grasso avanti cena (1608). Il titolo è un gioco di parole sul “contrappunto alla mente”, prassi musicale secentesca che consisteva nell’improvvisare un contrappunto su un basso dato. Fra i materiali utilizzati da Nono vi sono alcuni testi di Nanni Balestrini e un volantino scritto da attivisti neri americani contro la guerra del Vietnam. Questa composizione fu commissionata a Nono dalla RAI per la partecipazione al Premio Italia 1968, ma la RAI non la presentò al concorso in quanto la ritenne offensiva nei confronti degli U.S.A.

    Il dittico Non consumiamo Marx fu ultimato da Nono nel 1969. Come scrive Armando Gentilucci, “[s]i tratta di una vasta opera in due parti: la prima, Un volto, del mare, per voci e nastro magnetico, utilizza il testo di una poesia di Cesare Pavese (Mattino); la seconda, che dà il titolo all’insieme (appunto Non consumiamo Marx), sempre per voci e nastro, ricorre a testi tratti dalle scritte murali parigine in occasione del Maggio francese e documenti della contestazione contro la Biennale veneziana sempre del ’68, e si giova di registrazioni di strada ricavate dal vivo durante le manifestazioni e le lotte”[16]. Il secondo periodo dell’arte di Nono, che si fa comunemente iniziare da Intolleranza 1960, raggiunse il suo apogeo nella seconda “azione scenica”, Al gran sole carico d’amore (1972-74; il titolo è la traduzione di un verso della poesia Les Mains de Jeanne-Marie di Arthur Rimbaud).

    In questo lavoro teatrale di grandi dimensioni, Nono rinunciò completamente a qualsiasi impianto narrativo e offrì invece la rappresentazione di alcuni momenti cruciali nella storia del comunismo e della lotta di classe. Il soggetto – risultante da citazioni di manifesti e poesie, classici del marxismo e discorsi anonimi di operai – concerne le rivoluzioni fallite: la Comune di Parigi del 1871, la Rivoluzione russa del 1917, il movimento rivoluzionario in Cile negli anni sessanta del XX secolo. La prima rappresentazione si ebbe al Teatro Lirico di Milano il 4 aprile 1975 per il Teatro alla Scala diretto da Claudio Abbado. Durante gli anni sessanta e settanta Nono viaggiò molto all’estero, in particolare in America Latina dove tenne conferenze e conobbe intellettuali e attivisti di sinistra.

    Per compiangere la morte di Luciano Cruz (un giovane dirigente del M. I.R., Movimento di Sinistra Rivoluzionaria cilena, morto nel 1971), Nono compose Como una ola de fuerza y luz, per soprano, pianoforte, orchestra e nastro magnetico (1971-72). Composizione il cui linguaggio musicale richiama quello di Al gran sole carico d’amore, nonché “prima opera di Nono che assegna al pianoforte un ruolo di protagonista”, Como una ola de fuerza y luz fu scritta da Nono in stretta collaborazione con Maurizio Pollini, che ne fu il primo interprete nel 1972 nel Teatro alla Scala di Milano diretto da Claudio Abbado.

    Nono ritornò al pianoforte (con nastro magnetico) per la sua composizione successiva, …sofferte onde serene… (1976), scritta per il suo amico Maurizio Pollini. Con quest’opera, il compositore iniziò una fase del suo sviluppo radicalmente nuova e più intima, fase che proseguì attraverso Con Luigi Dallapiccola per sei esecutori di percussione e live electronics (1979), fino a Fragmente-Stille, An Diotima per quartetto d’archi (1980). Quest’ultima è una delle opere di Nono più impegnative, sia per gli esecutori che per gli ascoltatori. La partitura è inframmezzata da cinquantatré citazioni da poesie di Hölderlin, che non devono essere recitate né intonate, ma “cantate” internamente e silenziosamente dai musicisti durante l’esecuzione.

    Intermezzo: Nono, il grande pubblico e la popular music

    Anche a causa del carattere sperimentale e non immediatamente accessibile della sua musica, i tentativi di Nono di “intervenire nella lotta di classe” confrontandosi direttamente con le masse (cioè, in concreto, con il pubblico politicizzato di quegli anni) non andarono esenti da attriti e da contestazioni anche molto dure. Una significativa testimonianza di Ivan Della Mea si riferisce ad un concerto tenutosi al Palazzo dello Sport di Roma nella prima metà degli anni settanta, ove a turno suonarono, oltre allo stesso Della Mea, Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini e appunto Luigi Nono: la performance di quest’ultimo fu accolta da una “selva di fischi”, cosicché Nono interruppe l’esecuzione, si fece coraggiosamente avanti sul proscenio, prese il microfono e, rivolgendosi ai “compagni” in platea, improvvisò un intervento che fu accompagnato dagli applausi di tutto il pubblico in piedi.

    L’episodio forse più celebre del rapporto non sempre facile tra Nono e il mondo della popular music è costituito da una strofa della canzone Anna di Francia del cantautore Claudio Lolli, dal cui testo però non risulta chiaro se l’attacco a Nono ivi contenuto rifletta il pensiero di Lolli, o se quest’ultimo non si sia invece limitato a descrivere un atteggiamento diffuso in certi ambienti dell’estrema sinistra degli anni settanta. Tutto questo non significa che la musica di Nono sia stata priva di ricezione all’interno della popular music: ad esempio Frank Zappa, nel lungo (e semiserio) elenco delle persone che avevano avuto maggiore influenza sulla sua musica, contenuto nelle note di copertina del suo primo album, inserì anche Luigi Nono.

    D’altra parte, l’atteggiamento di Nono nei confronti della popular music non era affatto di chiusura preconcetta. Mario Gamba riferisce che Luigi Nono apprezzava la musica di Jimi Hendrix, e che alla fine degli anni settanta il compositore veneziano fu tra il pubblico dello storico concerto di Patti Smith allo stadio di Bologna; Claudio Abbado attribuisce a Luigi Nono l’intenzione (non realizzata a causa della morte del musicista) di utilizzare in una propria composizione la voce di Mina.

    Gli anni ottanta

    Nel corso degli anni ottanta, la filosofia di Massimo Cacciari ebbe un’influenza crescente sul pensiero di Nono. Attraverso Cacciari, Nono fu introdotto alla conoscenza approfondita di molti filosofi tedeschi, e soprattutto degli scritti di Walter Benjamin, le cui idee sulla storia (sorprendentemente simili a quelle dello stesso Nono) sono alla base della monumentale opera Prometeo – Tragedia dell’ascolto (1984/85). Dopo il 1980, Nono iniziò a sperimentare nuove possibilità sonore e di produzione lavorando presso lo “Experimentalstudio der Heinrich Strobel-Stiftung des Südwestfunks” di Friburgo, dove si dedicò all’elettronica dal vivo, sviluppando un approccio interamente nuovo alla composizione e alla tecnica, e coinvolgendo frequentemente specialisti e tecnici per realizzare i suoi scopi.

    I primi frutti di queste collaborazioni furono Das atmende Klarsein (1981-82), Quando stanno morendo. Diario polacco n° 2 (1982), una condanna della tirannia sovietica nel periodo della guerra fredda (che Nono dedicò “agli amici e compagni polacchi che nell’esilio, nella clandestinità, in prigione, sul lavoro, resistono – sperano anche se disperati, credono anche se increduli”), e Guai ai gelidi mostri (1983). Le nuove tecnologie permettevano al suono di circolare nello spazio, dando alla dimensione spaziale del suono un ruolo non meno importante della sua emissione. Simili innovazioni condussero ad una nuova concezione del tempo e dello spazio in musica. Fra le altre sue opere di questo periodo menzioniamo Omaggio a György Kurtág (1983), per contralto, flauto, clarinetto, basso tuba e live electronics.

    Prometeo – Tragedia dell’ascolto (1984/85) è stata descritta come “una delle migliori opere artistiche del XX secolo”. È forse la massima realizzazione del noniano “teatro della coscienza”; qui si tratta di un teatro invisibile, nel quale la produzione del suono e la sua proiezione nello spazio hanno un ruolo essenziale nella drammaturgia stessa dell’opera. L’architetto Renzo Piano progettò una imponente struttura per la prima esecuzione (che ebbe luogo a Venezia, nella Chiesa di San Lorenzo, il 25 settembre 1984), la cui acustica deve in qualche modo essere ricostruita in ogni nuovo allestimento. Il libretto, a cura di Massimo Cacciari, comprende testi di Esiodo, Eschilo, Sofocle, Euripide, Pindaro, Erodoto, Goethe, Hölderlin, Benjamin e Schönberg (perlopiù incomprensibili durante la rappresentazione, a causa della caratteristica decostruzione cui Nono li sottopone), concernenti l’origine e l’evoluzione dell’umanità. Nella visione di Nono, la musica e il suono predominano sull’immagine e sulla parola scritta, per formare nuove dimensioni di significato e nuove possibilità di ascolto.

    Gli ultimi capolavori di Nono offrono ulteriori, commoventi testimonianze di quelle istanze di rinnovamento politico e di giustizia sociale che Nono perseguì in tutta la sua vita. Fra queste ultime opere citiamo Caminantes…..Ayacucho (1986-87), per contralto, flauto, piccolo e grande coro, organo, orchestra a tre cori e live electronics, su testi di Giordano Bruno; No hay caminos, hay que caminar… Andrei Tarkovski’, per sette cori o gruppi strumentali (1987); La lontananza nostalgica utopica futura. Madrigale per più “caminantes” con Gidon Kremer, per violino solo e 8 nastri magnetici (1988); “Hay que caminar” soñando, per due violini (1989). Per dare un’idea delle tecniche dell’ultimo Nono, accenniamo brevemente alla sopra menzionata composizione La lontananza nostalgica utopica futura.

    Nono registrò per alcune ore le improvvisazioni del violinista Gidon Kremer, e basandosi su questo e altro materiale rielaborato elettronicamente presso lo “Experimentalstudio” di Friburgo, preparò otto piste magnetiche. Nella sala ove si svolge l’esecuzione sono posti otto altoparlanti, che diffondono tali canali preregistrati, e sei leggii sui quali si trovano le sei parti scritte da Nono per il violino solista. Al violinista è accordata una considerevole discrezionalità nello scegliere i tempi, le pause tra una sezione e l’altra, e la stessa posizione da cui suonare: egli si deve infatti muovere da un leggìo all’altro ed è lui a determinare come e dove il suono del suo violino interagisce con le tracce preregistrate.

    Nei suoi ultimi anni di vita, Nono aveva letto una scritta sul muro di un monastero francescano a Toledo: “caminantes / no hay caminos / hay que caminar” (“viandanti, non ci sono strade, si deve camminare”). Queste parole divennero per Nono una specie di motto e furono da lui richiamate spesso nei suoi ultimi lavori. Luigi Nono è sepolto a Venezia, nel cimitero sull’isola di San Michele, accanto ad altri grandi artisti come Stravinsky, Diaghilev ed Ezra Pound.

  • Pentagramma italiano.
    Festival di musica, parola, movimento.

    Sabato, 20 Gugno 2015, ore 18:30.
    St Elisabeth-Kirche, Invalidenstrasse 3, 10115 Berlino – Mitte, http://www.elisabeth.berlin

    Prenotazioni: per telefono 030/53 67 59 71, o per e-mail: tickets@elisabeth.berlin
    Biglietti: € 20,-/ ridotti: € 12,-
    Trasporti pubblici:
    U8 Rosenthaler Platz (5 min), S-Nordbahnhof (8 min), Tram 8, 12 Brunnen-/Invalidenstraße (1 min). Limitate possibilitá di parcheggio.

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